YariDG, mani a colori

2013 – The Walkman Magazine
Leggi l’articolo di Niccolò Piccioni

Le mani, lo strumento per riprodurre immagini viste, scrutate, analizzate. 
Gli occhi, il mezzo per carpire le scene e renderle proprie, per trasformarle in disegni in grado di suscitare emozioni. Jari Di Giampiero, in arte (ed anche nella vita) YariDG, è esattamente questo: attraverso la matita ed il suo pennello, ripone ordinatamente su tela o su carta ogni ricordo per farne opera d’arte. Dal 1999 ad oggi sono state numerose le sue partecipazioni a concorsi, a mostre, sia collettive che personali e conta diverse copertine: un percorso in costante crescita.

Il tuo nome e la tua firma rappresentano il tuo modo di essere. Chi è YariDG e cosa è YariDG?
All’anagrafe Jari, mi sono sin da piccino firmato con Yari: detestavo la J perché storta e mi piaceva la Y perché simmetrica. Il mio nome descrive ciò che sono, prima di tutto un Osservatore e poi un artigiano delle mani.

Le tue creazioni spaziano dalla rappresentazione di mani ad illustrazioni dal sapore etnico. Il tratto sfugge, in alcuni casi, agli occhi, lasciando allo spettatore il piacere di poter immaginare i tratti volutamente lasciati scemare. Da cosa trai ispirazione e come decidi cosa rappresentare?
Esattamente, spesso lascio volontariamente tratti indefiniti per mescolarli nell’occhio di chi l’osserva, quasi scarnificando la tela ad evidenziare il contrasto tra l’immagine rappresentata e la materia pittorica. Non sono poi il tipo che si fossilizza su un unico stile perché rischierei di essere monotono e annullare quella ricerca stilistica che è alla base di un percorso figurativo. Dove traggo ispirazione? Semplicemente dalle idee della mia testa e da tutto ciò che ci circonda ogni giorno.

È curioso trovare, spesso, mani disegnate. Cosa rappresenta per te la mano e come mai hai deciso di concentrati molto su questa?
Le mani sono lo strumento con le quali creo e dipingo; sono sempre stato affascinato da esse e dal loro “carattere figurativo” quasi fossero visi da ritrarre con le stesse emozioni in base al loro contorcersi e rilassarsi, indicando un punto o chiudendosi in un pugno. Dunque è una ricerca tanto tecnica quanto espressiva.

Lo sguardo viene poi attratto dalle raffigurazioni di donne o di bambini di paesi geograficamente lontani. Cosa rappresentano per te quelle illustrazioni e cosa vuoi comunicare attraverso esse? 
Le opere di cui parli fanno parte di un ciclo pittorico precedente a quello delle “Mani”. Questa serie di dipinti è totalmente diverso per tavolozza, misure, tematiche. Le figure rappresentate sono per lo più di corpi africani e privi di sfondi paesaggistici che non li ricolleghino ad una descrizione sociale; il mio interesse era di poter così descrivere l’essere umano nudo di fronte alla sua natura di uomo come figlio della Terra, privo di qualsiasi materialismo e immerso nei suoi meccanismi emotivi.

Una tua opera, in particolare, ci ha colpiti. Rappresenta un essere umano dal corpo femminile e dai tratti maschili. Quando e perché nasce questa illustrazione? 
L’opera in questione, un olio su tela, la dipinsi subito dopo il terremoto dell’Aquila dove ero con un mio amico la notte stessa. Rappresenta la Madre Terra in silenzio, la dipinsi così velocemente quasi a ritrarre l’unica emozione che può rapirti in momenti come questi, cioè la totale fragilità di fronte alla maestosità della Natura.

Quali sono i progetti che hai in cantiere per il tuo domani? Cosa vorresti fare “da grande”?
Bisogna fare i conti con la vita di tutti i giorni, soprattutto di questi tempi, e l’Arte non è ben compresa o appagata; è difficile poter fare progetti in questo senso, ma l’unica cosa che posso dire è che continuerò a fare ciò che faccio da quando sono nato e cioè Disegnare!

The WalkMan si pone come obiettivo quello di lasciare spazio e visibilità ai giovani talenti come te. Cosa ti senti di suggerire a chi ha deciso o sta decidendo di investire la propria vita nella creatività?
Credo che al di là di qualsiasi difficoltà, bisogna credere e portare avanti a tutti i costi il proprio volere, specie se si parla di Arte, perché come massima espressione del pensiero umano essa ne è l’unica salvezza. Non fermarsi mai e mai smettere di sognare.