A colpi di matita 0.2

2013 – OrganiConcrete www.organiconcrete.com
Leggi l’articolo di Marta Latini

Descriviti con un “tweet” (140 caratteri).
Studio con gli occhi, parlo con le mani.

Come hai imparato a “disegnare”?
Come tutti i bambini… disegnando… senza però aver mai smesso; addomesticando linee e colori con una sempre più vivace curiosità di tutto ciò che mi circonda; disegnando di tutto su qualsiasi cosa, sempre e in una continua ricerca stilistica, tanto tecnica quanto espressiva.

24 ore, qual è la TUA ora e perché?
Più che ora, che mi costringerebbe in un minuscolo spazio, preferisco quel momento in cui il sole inizia ad andar via e la giornata sembra finire lasciando spazio ad un tempo molto più intimo e meditativo, di sicuro migliore per poter pensare e, dunque, creare liberamente lontano dalla frenesia giornaliera.

Immagina un foglio bianco, qual è il processo creativo che segui?
Mi mordo le dita con la sensazione di affogare nel caos delle mie idee.
Come essere bombardato da diversi stimoli con la paura di non riuscire a creare nulla.
Poi pian piano, a vari passaggi inizio a tirar fuori un’immagine, sempre ben diversa dal bozzetto iniziale dal quale ero partito, e solo quando arrivo alla sua conclusione, in particolar modo nei dettagli, riesco a provare sollievo, a volte soddisfazione nel lavoro ottenuto.

Solitamente disegni prima su carta oppure elabori tutto direttamente su pc?
Odio il pc, odio lo schermo luminoso, amo la carta e l’odore del colore, sia essa grafite, acquarello o olio.
Non credo si debba pensare che il moderno debba sempre essere tecnologico. Il digitale è sicuramente una nuova “tecnica”, ma non è “superiore” ad altre.
Io amo disegnare, avere il pieno controllo della mia mano sulla carta, e mescolarmi con essa.

Momento marzullesco: fatti una domanda e datti una risposta.
Vuoi muoverti a dipingere qualcosa di serio? Hai ragione…

Un illustratore che ci consigli di tener d’occhio?
Sarebbe riduttivo limitarsi ad un solo illustratore; io in realtà mi ispiro molto all’intera storia dell’arte, a grandi autori e a grandi periodi storici, che mi stimolano nella loro grandezza a far di meglio.

Final bonus question: Facendo dei salti qua e là, tra il tuo sito e le foto pubblicate su Facebook, mi salta all’occhio un particolare: la tua arte è molto surreale (oggi mi sembra di aver “rubato” l’intervista alla nostra redattrice Eva), ma nello stesso tempo la parte che nelle tue illustrazioni mi sembra curata con maggior minuzia ed estrema precisione è la mano.
Nelle tue illustrazioni non ce n’è una in cui il protagonista non sia intento a fare qualcosa proprio con le mani: dipingersi tatuaggi con un pennello, liberarsi dalla pelle come fosse un copri abito, stringere, toccare, abbracciare, mostrare… e tutto con le mani.
Nel caso in cui non fossi una visionaria e tutto il film che mi sono fatta fosse vero… C’è un motivo preciso per cui le mani diventano quasi le protagoniste?
No, non sei una visionaria, è un’ottima osservazione!
Sì, in effetti ci sono delle simbologie ricorrenti nei miei lavori, che vanno a pari passo con le mie ricerche stilistiche.
Negli ultimi tempi, per quanto riguarda la pittura ad olio, ho realizzato una serie di opere che solo raffigurano mani. Questa è stata una scelta fatta sia in base ad una questione tecnica, perché mi consentiva di studiare una serie di problematiche riguardanti la luce e lo spazio o la costruzione dell’ immagine vista la figura della mano molto articolata, sia creare una serie ritrattistica non di visi quanto di gesti.
Nelle illustrazioni ad acquerello, invece, alle mani spesso vengono affiancati anche gli occhi, ennesimi simboli ricorrenti.
Il mio lavoro figurativo è, di fatto, basato principalmente sull’Osservazione, spesso diretta di una figura, e dal seguente “lavoro artigianale” nel trascrivere ciò che ho studiato; dunque Mani e Occhi sono i principali strumenti di lavoro, e senza di essi pennelli e matite non saprebbero come muoversi.